Virtual Architecture - Intervista con Mario Gerosa
Mondi Virtuali (Castelvecchi, 2006) è un libro molto particolare.
Innanzitutto perché è l’unico in Italia a trattare l’argomento in maniera approfondita. Poi perché ha una veste grafica curatissima, ricca di immagini molto suggestive, il che lo fa somigliare più ad un artwork che ad un semplice libro. Per finire, è uno dei primi libri che si può leggere anche dentro Second Life (ad es. nella sim Parioli).
Mario Gerosa (Frank Koolhaas in SL), co-autore del libro insieme a Aurélien Pfeffer, è un giornalista, caporedattore di AD - Architectural Digest Italia.
E’ anche l’artefice della prima agenzia di viaggi nel virtuale, la Synthravels, nonchè emissario delle Kuurian Expeditions di Edward Castronova.
Ma il suo maggiore impegno rimane comunque la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio architettonico virtuale.
Andrea: Mario, quando hai scoperto i mondi virtuali?
Mario: Circa un paio di anni fa, con un videogame che si chiamava Project Entropia, divenuto nel frattempo Entropia Universe. Ma già da tempo ero un appassionato di videogames single-player, dagli adventure alla Myst o Riven, agli FPS come Doom e Quake.
Quello che mi attirava maggiormente era la dimensione dell’esplorazione. Turismo nei videogames: ci sono questi luoghi assolutamente straordinari, che spesso rischiano di passare in secondo piano rispetto all’azione di gioco.
Nei mondi virtuali questa dimensione viene amplificata. Ci sono maggiori possibilita di soffermarsi ad ammirare un paesaggio, un villaggio o un monumento. Per non parlare della dimensione sociale, la formazione di queste comunità ben strutturate che sono un fenomeno ancora tutte da studiare.
Andrea: Da qui l’idea di aprire la prima agenzia di viaggi nel virtuale?
Mario: Esattamente. Synthravels si rivolge a chi, io per primo, vuole semplicemente visitare questi luoghi, senza necessariamente dover entrare nel gioco. E qui il discorso non riguarda tanto Second Life, dove è relativamente facile riuscire a trovare da soli gli scenari più interessanti. Sto parlando soprattutto di quei mondi in cui, per poter accedere a determinati luoghi, è necessario stare ore ed ore attaccati allo schermo a far evolvere il proprio personaggio. Penso a chi lavora, a chi non può permettersi di stare tutto il giorno davanti al computer, e che si vede quindi privato della possibilità di ammirare questi scenari straordinari. L’agenzia di viaggi nasce proprio per venire incontro a questo tipo di persone.
Andrea: Per te Second Life è un gioco o qualcosa di diverso?
Mario: Beh, direi nettamente diverso. Non lo chiamerei un gioco…
In World of Warcraft e simili, anche se non hai un’idea ben chiara di quello che vuoi fare, sei comunque guidato, instradato da una struttura narrativa che ti porta a compiere determinate azioni, a scegliere delle missioni, e così via.
Ma in Second Life, se non hai un tuo progetto preciso, finisci per andare avanti e indietro nella stessa isola piuttosto che da un isola all’altra senza combinare niente. Magari conosci della gente, a caso, ma se non ti dai degli obiettivi finisci col perderti gran parte delle straordinarie possibilità che questo mondo ti può offrire.
Andrea: … una specie di narrazione autocostruita…
Mario: Si, sei tu stesso a costruirtela. A partire dall’identità. Che negli altri mondi invece è preimpostata: devi scegliere se essere l’elfo o l’orco etc. e già questo si porta dietro una serie di caratteristiche del personaggio.
In SL invece devi costruirti un’identità da zero, socializzare, far capire che sei diverso da un altro e che puoi portare un contributo interessante in quel mondo.
Andrea: Come nascono le Kuurian Expeditions?
Mario: Nascono da un‘idea di Edward Castronova, della Indiana University. Lo avevo conosciuto in occasione dell’intervista per il libro Mondi Virtuali, e da allora siamo rimasti in contatto. Qualche mese fa mi ha scritto comunicandomi che aveva varato questo progetto, le Kuurian Expeditions: spedizioni scientifiche nei mondi sintetici, strutturate come quelle dell’800. Castronova ha creato una rete di persone, di emissari che nei vari mondi, da World of Warcraft fino appunto a Second Life, svolgono attività di indagine, organizzano conferenze per studiare da vicino quello che succede a livello culturale. Ultimamente abbiamo fatto incontri con Marco Manray, photo-reporter in Second Life, e Cherub Spectre, titolare di un’agenzia di modelle virtuali. Abbiamo anche studiato il fenomeno della stampa inworld, i giornali realizzati all’interno di SL. E sto pensando anche ad un’indagine sulle disparità sociali, che esistono anche lì, a differenza di quanto si possa pensare.
Andrea: Quale sarà il tema della prossima spedizione?
Mario: Molto probabilmente proprio il turismo. Oltre a Synthravels, ci sono altre realtà locali di tour operator in SecondLife. La spedizione cercherà di mettere a fuoco come viene vissuto dalla gente questo tipo di esperienze. E’ un tema che tra l’altro sarà presente anche al Festival del Viaggio a Pisa, il prossimo 2 dicembre.
Andrea: Come viene considerata la Virtual Architecture dal mondo accademico e dal grande pubblico?
Mario: Abbiamo costituito un gruppo, formato in buona parte da professori del Politecnico di Milano. Stiamo lavorando per portare la Virtual Architecture all’attenzione del grande pubblico, magari attraverso la partecipazione ad eventi come la Triennale di Milano. Vogliamo che queste architetture vengano trattate con pari dignità rispetto a quelle del mondo reale, senza distinzioni.



Leggendo questa intervista, tra l’altro molto interessante, mi vengono da fare subito un po’ di considerazioni.
La Virtual Architecture è sicuramente un mondo in evoluzione che offre infinite possibilità di sviluppo che vanno di pari passo con il delinearsi dei mondi virtuali, primo tra tutti Second Life, che cercano sempre più collegamenti con il mondo reale. Ricostruire la realtà partendo da ciò che reale non è, lo trovo un concetto molto affascinante, che offre numerosi spunti di analisi sociologiche, umane ed economiche. La prima domanda che viene da pormi è la seguente: cosa resterà ai posteri di questi mondi virtuali, essendo questo un campo in piena evoluzione?
Se vai a Roma puoi ammirare i resti del colosseo, in Egitto le piramidi, noi stessi lasceremo ai posteri (attacchi terrorirstici permettendo) numerose strutture del nostro secolo, cosa resterà nel futuro della Virtual Architecture? Strutture imperiture dal punto di vista strutturale perché non a contatto con tutto ciò che rende fragile e deperibile al passare del tempo qualsiasi materiale, eppure così labili perché a contatto con una forma di deterioramento ancora più potente, lo sviluppo tecnologico. Paradossalmente quello che nel mondo reale è un limite strutturale per la conservazione etrena, ovvero la materia, nel mondo virtuale diventa un limite, nel senso che ciò che non è reale ci vuole meno tempo a distruggerlo, a sostituirlo con qualcos’altro. Nello stesso mondo virtuale Second Life ogni minuto nascono nuove strutture, altre vengono modificate, qualcuna sparirà o verrà sostituita. Cosa rimarrà nella memoria?
Potrebbe esse4re giusto creare un ente che tuteli tutto questo?
È giusto che qualcuno tuteli l’architettura virtuale, ma se è vero che questi mondi sono il frutto di un mezzo così potente e democratico, come è Internet, allora diventa difficile usare la parola “tutelare” nell’accezione più reale del termine. Credo che l’istantaneità che governa la nostra società si traduca anche in questo aspetto. In Second Life è come se si vivesse una vita in versione Beta, in continua evoluzione e così anche tutto ciò che circonda il nostro avatar. Un qualcosa che ora esiste fra 30 minuti probilmente non c’è più; se è vero che tutto è nuovamente ridotto ad immagine, a quella dimensione Terra descritta da Pierre Lévy, penso che tutelare il mondo che stiamo cotruendo, significhi lasciare una traccia visibile - e forse un giorno tangibile - del nostro spazio attraverso le immagini, l’obietto del lavoro iniziato già da Marco Cadioli: con i suoi reportage lascia una traccia ai posteri di ciò che era il web all’inizio del 21° secolo.
Nella memoria rimarranno screenshot e video, gli unici mezzi che abbiamo a dispozione oggi per immortalare l’istante. Fare in modo che strutture architettoniche virtuali permangano nel tempo senza essere distrutte o modificate, sarebbe sicuramente giusto da un nostro punto di vista, ma forse non troppo coerente con le leggi che governano il web.
20-03-07
20-03-07 Da pochissimo iniziata la ricerca di materiale su SL. La quantità è enorme, ancora sto cercando criteri validi di ricerca, raccolta e archiviazione dei dati (per ora: una serie di link nei preferiti di Firefox e gli articoli p
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